GIACOMO CIS

NOBILE E GENIALE TEMPRA DI COSTRUTTORE
Nei tempi
remoti, laboriosi abitanti di regioni ricche di fertili terreni
sentirono presto il bisogno di dedicare e riservare una «striscia di terreno»
ai traffici, parte per il loro paese e parte per luoghi lontani, con cui
dovevano attuare scambi di beni indispensabili, soprattutto per il lavoro ed il
sostentamento quotidiano. Nacquero così nel mondo le prime «vie», formate in
modo primitivo dal passaggio, dal calpestio dell'uomo e degli animali, e, grado
grado, aperte e battute fino a ridurle sempre più e meglio praticabili.
In
progresso di tempo, tali vie furono cosparse di frammenti petrosi (la
«lapidibus via») formandosi, in superficie, uno strato di materiale arido, atto
ad impedire la 'formazione del fango e di profonde ormaie; ed ecco la «strada'»
(la «via strata» dei Romani, dal verbo sterno, stravi, stratum= stendere>,
munita, in seguito, di selciatone (il moderno
«sottofondo», e dì lastricato (stratura), a seconda delle possibilità e delle
crescenti esigenze del transito, che,
per molti anni, seguì sui terreni meno
accidentati, lungo i corsi d'acqua fino al loro sfocio nel mare, dove si poteva
ricorrere all'ausilio della navigazione, e, solo più tardi, attraverso i
valichi battuti dalle prime peregrinazioni di popoli. Vera
presa di possesso della crosta terrestre, impronta magnifica del crescente
regno umano, <antichissimi
commoventi segni -come scrisse nel 1941 Giovanni Papini - delle riforme che l'uomo impone alla Terra>.
Poco
consistenti furono le strade dei Cartaginesi e dei Fenici, laddove i Romani seppero costruire per primi, estesi, perfetti tronchi
stradali lastricati, con scambi per i pedoni e rotaie, (orme che, com'è bene
ricordare, suggerirono, verso il 1830, l'idea delle odierne
<strade 1cr-rate>); rotaie
dovute al bisogno di offrire una sicura guida alle ruote dei carri. La prima strada magistralmente costruita è la «Via Appia> di Claudio Appio(a. 213 a. C.), da Roma a Capua,
larga 8 m., cui seguì quella degli Appennini, mentre al tempo di Cesare, Roma era stata
ormai congiunta con tutte le Capitali dell'Italia Antica e con i principali centri delle provincie,
superando anche vari valichi alpini. Più tardi tutte queste strade furono man mano inghiaiate e dall'anno 100 a. C. selciate
o lastricate, mentre sì cominciò a disporre lungo il loro percorso
posti di scambio per gli attiragli, muniti anche di cavalli
di rinforzo e di carri, dato che le prime strade dei Romani, ricche di lunghi
rettilinei, non temevano nemmeno le pendenze oltre il cento per cento, contando
certamente sulla maggior robustezza d'uomini e d'animali di
quei tempi
Fin
qui i primi grandi Maestri.
Vediamo
ora come si sviluppò, dopo le abbondanti impronte lasciateci
dai Romani, la rete stradale del Trentino e più specialmente quella delle zone atlorno al Benaco, dove, poco discosto da Riva, a
Bezzecca, il 12 giugno 1782 nacque Giacomo Cis da
Giacomo ed Elisabetta Santolini
Moret di Tiarno dì Sotto, sposatisi il 10 febbraio 1777.
Egli
usci da una dette tante tipiche famiglie tridentine,
in cui nessuna distrazione, e nemmeno il forte lavoro esteso dalle stelle del
mattino a quelle della sera, poteva disto-gliere i genitori da
quella che era la loro principale missione: I'educaziòne severa quanto
affettuosa della prole. E molti furono i casi in cui questa educazione era addirittura innata nella stirpe.
Da
esperto mulattiere e carbonaio quale era stato già il padre suo, Giacomo, fin dalla giovinezza ottimo autodidatta,
assurse ben presto, per intrjnseche qualità d'animo e
pronta in. intelligenza, a nobile figura di vero e
proprio Patrizio. Ciò risulta lampante a chi
guardi la chiara e caratteristica sua effige.
Fu così che Giacomo Cis potè aspirare alla
mano della Contessina Gioseffa Pompeiati di Trento e sposarla il 29 settembre 1807, a 25 anni di età, venendo
poi presto a stabilirsi a Riva,
dove mori il 3 gennaio 1851,
dopo la morte della moglie, avvenuta già il 13 agosto 1849.
Egli godette la
stima delle personalità più spiccate del tempo suo in tutto il Trentino, dalle
quali fu tenuto in grande onore. Lo dimostrano appieno gli scritti che più
innanzi si riproducono.
Ai tempi dei Romani nessuno ardì incidere una
benché modesta strada lungo le im. pervie pareti rocciose fra Riva e lo sfocio
del T. Ponale nel lago di Garda. (Notabene: allora si sarebbe dovuto lavorare
con l'ausilio del fuoco e dello scalpello, non esistendo ancora gli esplosivi).
Si mirò, invece, ad evitare l'ostacolo
col percorso molto più lungo di Riva Campi -Bocca (o Passo) di Trat - Vai Sorda -
VaI Concei1 fino all'abitato di Lenzumo, con prosecuzione, per la Bocchetta alle Gombie, verso
Val Molini - Plagna - Castello di Tiarno di Sotto. Bocca di Giumella - Por, nelle Giudicarie
Inferiori, - Condino e Creto, attraverso i Passi di Rango e di Giovo.
Altra
via: da Tremosine al passo di Notta, con discesa a Pur - Legos - Molina - Barcesimo - Passo Giumella di Biacesa - Campi -
Riva; ma si trattava dì strette e malagevoli mulattiere, a forti pendenze.
Non si hanno notizie attendibili sulle vie di
comunicazione esistenti nel
Medio Evo; si sa solo che, ancor prima del dominio Scaligero
(XIV secolo), esistevano già delle mulat5 tiere fra i vari villaggi, e che gli Scaligeri
avevano fatto ampliare il porto del Ponale per rendere più comodo e
sicuro l'accesso ai lago dalla detta Valle.
Della
strada romana Riva Bocca di Trat -
Tiarno - Bocca Giumella - Por si erano valsi i Veneziani nel 1430 per far
giungere armi e vettovaglie a Brescia.
lì Capitano
visconteo Nicolò Piccinino, forte di 400 tanti e di 100 cavalli, tentò di impedirlo, ma fu sconfitto dal Condottiero
veneziano R. da Sanseverino, che
disponeva di 400 fanti e 200 cavalli. 1
Milanesi trovarono la morte in una valletta presso la Rocca di Lenzumo, laterale alla Vai Concei la
quale conservò poi il nome dl <VaI dei Morti>.
lì dominio di Venezia dùrò ivi fino al 1509 e
valse a migliorare lé condizioni della strada della Val di Ledro e del Porto alla foce del T. Ponale, nonché a
far sorgere, lungo il Ponale ed in qualche villaggio della Valle, ferriere e
fabbriche di cappelli, di cui quella di Tiarno di Sotto si mantiene ancora oggidì, ma quale fatbrìca,
soprattutto, di pantofole.
Nel 1703,
durante la guerra di successione
spagnola, i Francesi entrarono
nella VaI di Ledro per
<la via romana Passo di Notta - Legos. Questa stessa via fu pure utilizzata
dai Francesi nel 1796, durante la guerra napoleonica.
Negli
ultimi due secoli, invece, fu posto mano, nel 1746, alla
costruzione d'una nuova via mulattiera lungo la destra del Ponale, dal
Porto. Ponale (primo importante golfo del Garda a
sud--ovest di Riva), fino al ponte di <Porcil» sotto Biacesa, continuata in
seguito lungo tutta la Valle di Ledro. Tratti di questa mulattiera, furono poi grado grado ricostruiti con le caratteristiche delle
<strade carrozzabili>, e precisamente: nel 1837-1838, il tratto Fonte di
Porcil - Prè - Molina di Ledro; nel 1839, il tratto Molina - Pieve di Ledro.;
negli anni 1840 1842, il tronco Pieve 41 Ledro - Tiarno dì
Sopra. Nel 1843, da Tiarno di Sopra al confine con Storo; nel 1846 fu aperta la
via detta dell'Ampola, lungo il torrente Palvico; affluente del
Chiese, oltre lo spartiacque fra i laghi del Garda e d'Idro, da Tiarno
di Sopra sino a Storo e Cà Rossa, oltre il fiume Chiese, sulla Tione - Caffaro;
nel 1847 la mulattiera di VaI Concei, da Bezzecca a Lenzumo. Nel 1849 fu
collocato il cippo di confine fra Ledro e Storo in VaI
d'Ampola, e quindi fra i distretti di Riva e Tione.
Nel 1881
fu resa carrozzabile la tratta Pieve di Ledro - Locca (primo villaggio che s’
incontra entrando da Bezzecca in VaI di Concei); nel 1894 fu rettificato
l'andamento della strada di VaI di Ledro presso
Mezzolago, trasponendolo sulla sponda del lago di Ledro.
Nel 1848
i Corpi Franchi vi giunsero dalla VaI d'Ampola e dal
Passo di Notta.
Il 18
luglio 1806 i Garibaldini entrarono nella Valle di Ledro, parteattraverso il
Passo di Notta fino a Legos e Pieve, mentre, il 20 luglio susseguente, la
rimanente parte del Corpo di spedizione, con alla
testa Garibaldi stesso, v'entrò per la Valle d'Ampola, dopo ridotto al silenzio
il forte d'Ampola dai famosi cannoni del maggiore Dogliotti trascinati, con la guida e l'aiuto di
vari patrioti di Storo, fin sul Doss6 ché sovrasta la valle poco più a nord-est
di quel Borgo. E furono i cennati cannoni del celebre
puntatore maggiore Dogliotti, che resero possibile la vittoria di Bezzecca del
21 luglio 1806.
Nel
fervore dei precitati svariati allacciamenti stradali, cui le laboriose
popolazioni della Valle di Ledro si sentivano spinte
ormai da impellenti bisogni, è ben logico che, nella mente chiara e
lungimirante di Giaco,no Cis, maturasse la concezione del progetto,
(molto arduo per quel tempo, in cui mancavano affatto i contributi della
cessata monarchia Austo-Ungarica, che, anche per la strada delle Giudicarie,
s’era fatto pagare perfino la polvere pirica, di cui teneva il monopolio),
della apertura d’una comunicazione diretta, la più breve possibile, fra la Val
di Ledro ed il Garda, con mèta la città di Riva.
Ed é pur
logico che Giacomo Cis, ch'ebbe l'animo, il coraggio e lo spirito d'iniziativa del
vero <precursore>, sentisse vivissimo il desiderio di allacciare
direttamente la diletta sua Valle
con la piana del Basso Sarca, del quale gli erano pure note le bellezze
naturali; ma soprattutto con
Riva, che il poeta Giovanni Prati aveva già appellata
"Città gagliarda, Città cortese
"Perla dell'Italo nostro Paese"!
Senza
dubbio, Giacomo Cis, nell'ideare tale allacciamento, affrontando
aIl'uopo il ripido, scosceso e spesso strapiombante pendio roccioso del Monte
Oro, immaginava già, e pregustava quegli imponenti e superbi panorami sul
<Lago dell'eterna primavera», cui il Creatore profuse incomparabili bellezze
naturali sui monti e sui pittoreschi centri abitati da cui è circondato. Tutti
sappiamo
che il tronco di strada più
cercato e 'percorso a piedi dagli stranieri >2 con grande sopportazione
delle noie della polvere dei tempi andati> è proprio quello del Ponale.
Giacomo
Cis, dopo matura
preparazione, predisposto tutto fin dal 1847, si accinse di nuovo verso il 1849, dopo spentasi la
profonda e generale eco delle rivoluzioni
scoppiate a Parigi ed a Vienna nel 1848, alla realizzazione del progetto
da lui ideato e' fatto redigere e, superando difficoltà d'ogni sorta, gli era
già quasi riuscito di aprire al transito nel 1851 la
nuova arteria, cui nessuno prima di lui aveva pensato, ritenendo
inattaccabili le
pareti del Monte Oro e
della Rocchetta, quando il 3 gennaio dei detto anno lo raggiunse improvvisamente
la morte.
Con i
mezzi allora a sua disposizione Giacomo Cis non aveva potuto certamente
ripromettersi un modello di costruzione, anche in fatto d'andamento
planimetrico e di larghezza costante,
giacchè, per evitare spese enormi, il suo progettista dovette spesso
ricorrere allo sfruttamento di tutte le possibilità di economie offerte, tratto per tratto, dalla varia configurazione
delle' pareti rocciose, nei 3350 m. circa di percorso, che intercedono fra il
Ponale e Riva, e inoltre, nei tratti più scabrosi, ad una riduzione di
larghezza anche fino a poco più di 3 metri, (come è pure accaduto lungo la
Trento - Sarche - 'Tione), nonchè a curve"di raggio piuttosto piccolo.
Corretto
ne fu, invece, fin d'allora, l'andamento altimetrico con pendenze moderate.
Tutto sommato si può ben asserire che Giacomo Cis, dati i mezzi
di 'trasportò del suo tempo, con la sua fortezza
d'animo e perseveranza fornì al'la sua Valle uno sbocco àdeguato ai suoi reali bisogni, e, al paese, un
tronco di strada carrozzabile di prim'ordine sotto ogni riguardo, ma specie dal
lato turistico e panoramico, per cui gli va riconosciuto grande imperituro merito.
A lui si deve poi la più breve comunicazione d'allora fra Trento e
Brescia. Fa d'uopo accennare qui a coloro che furono
gli interpreti del pensiero cd i colla-boratori affezionati di Giacomo Cis.
Quali progettisti: l'i. r.
Ingegnere aggiunto Giovanni Piva di Pergine1 per la Bezzecca Lenzumo,
in Val Concei, (nel 1847) e per la strada del Ponale, (184Q7t 1850» il Perito
Buttarini, per la strada dell'Ampola (1846>; Il Perito Carlo Tonini per la
Pieve Locca (1881>; il Geometra Martino Ambrogio Bondi, per la
Prè - Biacesa (1843 - 1847); il Geometra Giuseppe De Carli per la rettifica di
Mezzolago (1894 - 1896>.
Alle espropriazioni per la strada del Ponale provvidero il Geom.
Martino Ambrogio Bondi ed il Perito Carlo Tonini nel 1851.
Fra gli
esecutori dei lavori di costruzione meritano d'e½.'sete ricordati Giovanni
Maria Pialorsi di Vestone, per le strade dell'Ampola (1846> e del Ponale
(1849 - 1851'); Giovanni Nicolussi di
Luserna per le strade Pré e Biacesa (1843 - 1&47) e Bezzecca - Lenzumo
(1847); Antonio Nicolussi di Luserna per la Pieve - Locca (1881).
Vicende delta Strada del Ponale e delle Valli di Ledro
e dell'Ampola (Riva – Storo), dopo la costruzione
La
lunghezza totale di essa è di 33 chilometri, di cui i
primi 3,50, da Riva fino alla valle del Ponale, costituiscono la parte maggiore
e di più difficile costruzione.
L'andamento
altimetrico, come si è già notato, è regolare, con pendenze della livelletta
varianti fra il 4,50 ed 'il 6,00 per cento, però con prevalenza del 4,50. L'andamento
planimetrico, com'è naturale, é sempre piuttosto tortuoso, poichè l'originario
tracciato ha dovuto seguire la configurazione delle pareti rocciose del Monte
Oro e di quello della sua propaggine, (Rocchetta), con rientranze nei numerosi
valloncelli e specie nel vallone del Torrente Sperone a 1950 m. da Riva.
Per attentenuarne nei limiti del possibile, la
tortuosità, il progettista di Giacomo
Cis previde originariamente la perforazione di 3 gallerie, delle dimensioni massime di metri 5,00 x 5,00 circa e delle lunghezze
rispettivamente di m. 31; 70; e 100, che, oggidì, dopo i nuovi lavori, recano, progredendo da Riva, i numeri 2, 3 e 5.
Il piano viabile era a semplice ciottolata; il bordo verso il lago, difeso da comuni muri di sostegno e di parapetto, ed in qualche punto da ringhiere di legno; verso monte: difeso, qua e là, da muri di controriva.
Di manufatti importanti, oltre ai consueti tombini per lo scarico delle acque raccolte glientisi lungo il bordo di monte,. non vi era che il ponte di legno sul Torrente Sperone aI chilometro 1,950.
L'intera
strada del Ponale e della Valle di Ledro fu poi mantenuta a cura degli interessati Comuni, e dapprima. a
datare dal 1833, per mezzo d'un «Comitato stradaleN, a
capo del quale; per circa 18 anni, fino alla sua morte, fu Giacomo Cis.
In seguito la manutenzione di questa strada, com'era stato fino alicra di
quella del l'Ampola verso Storo, 4" curata direttamente dai rispettivi Comuni, e, negli ultimi anni prima
del 1913, con un modesto contributo
annuò alle relative spese,
concesso dall'Austria, ed esteso pure ad altre strade consortili, come per
esempio quella della Rendena (divenuta statale nel 1908) e la Pinzolo -
Campiglio.
Nel 1891
vi transitarono le prime automobili private, laddove, nel
1911, vi furono isti. tuite le corse regolari
delle automessaggerie postali.
La memorabile alluvione del 6 novembre 1906 causò gravissimi danni alla Riva - Storo, ma più specialmente al tronco dell'Ampola, di cui un tratto di oltre 3 Km., con i due ponti «Stigolo> ed «alla Fortezza d'Ampola», andò distrutto completamente. Il corpo stradale, con i detti due ponti, fu ripristinato negli anni 1908 1912, parte a cura dell'Ufficio Tecnico Provinciale ed in gran parte dagli Uffici Edili statali già esistiti a Tione e Rovereto.
Dopo la presa di possesso della piana di Storo da parte dell'esercito italiano nel 1915 la Riva - Storo iti mantenuta, per la durata della prima guerra mondiale, parte dall'Esercito medesimo, finci circa a Tiarno di Sopra, e pel rimanente dall'esercito austriaco.
Dopo la redenzione (fine 1918) l'intera arteria fu presa in
consegna e mantenuta, quale statale, dalla Sezione LL. PP. dei Governatori
militare e civile di Trento, e ciò fin verso il 1924,
quando, in forza dell'emanazione del D. L. 15 novembre 1923 n. 2506, fu
classificata nella seconda classe (disposizione confermata dal D. L .23 ottobre
1924 n. 1994), ed assunta così dall' Amministrazione
Provinciale nel novero delle strade provinciali.
Nel breve periodo, durante il quale restò affidata alla cennata Sezicre
LL. PP. ed indi al Genio Civile, neo
istituito Ufficio di Trento, vi furono promossi i consueti lavori di
manutenzione, intetisificativi nel settembre - ottobre 1921, in
attesa del passaggio dei Sovrani; fu acquistato e trasformato in
casa-cantoniera il fortino all'imbocco dell'allora prima galleria e, in seguito
al parziale franamento d'un tratto di piano stradale, insistente in 'parte su
un aggetto della parete rocciosa> fu perforata una nuova galleria, allora la
quarta, della lunghezza di 160 m.; rna, per la scarsezza
dei mezzi a disposizione, della sezione ridotta di m. 4.50 x 4,50 (progressiva
Km. 2.250); inoltre vi furono eseguiti
pochi saltuari allargamenti mercè demolizione di rocce, e
qualch restauro di murature, con una
spesa globale di circa L.500,000 (valuta 1922).
Ma le ulteriori maggor e più importanti opere
di sistemazione e di conservazione della strada di Giacomo Cis (Ponale)
sono dovute alla passione ed alla solerzia dell' Ufficio Tecnico Provinciale
cd in particolar 'modo agli ingegneri Franch, de Prez, Zadra ed al defunto ing.
Lugnani, i quali, dal 1924 fino ad oggi, hanno completamente sistemato -con
ingenti scavi di roccia, muri di sostegno e di controriva e "di parapetto
di vari tipi, anche su arco-morti, nonchè con massicciate e cunette, secondo le
migliori caratteristiche di una moderna strada carreggiabile, della larghezza
costante di m. 5,50, quivi compresa la cunetta - ben 2.206 dei Km. 3,350 di tale strada, i quali ora attendono ancor solamente la
bitumatura, che 'vi sarà eseguita quanto prima. Restano da sistemare poi Km. 1.144.
Inoltre hanno perforato altre due gallerie (oggidì la I e la IV) rispettivamente di m. 70 e 68 e delle sezioni di m.
6x6 e 5,50x5,50; hanno provveduto all'allargamento ed al rivestimento d'una
delle tre gallerie di Giacomo Cis, la prima divenuta oggidì l'a'
seconda, portandola alle dimensioni, adottate ormai quale norma, di m.
5.50x5.50.
Tutto questo con una spesa complessiva di
L.51.500.000 (valuta d'oggi).
Da tre le gallerie della strada del Ponale, qtiali erano
originariamente, sono aumentate', fino ad oggi, a sei e precisamente:
La prima, di m. 70, sezione 6x6, nuova, al Km. 0~350.
La seconda di m. 31, sezione 5.SOxS.50,
vecchia, ma allargata ora e
rivestita, al chilometro 0.730.
La terza di m. 50, sezione SxS, vecchia, al Km. 0.956.
La quarta di m. 68, sezione 5.50x5.50, nuova,
al Km. 1.780.
La quinta di m. 05, sezione 5x5, vecchia, al Km. 1.940.
La sesta di m. 160, sezione 4.80x4.50 del
1923, al l<m 2 250.
L'Ufficio Tecnico Provinciale" ha ora in progetto un'altra
galleria della lpnghezza di 120 m. e
della sezione normale di m. 5~50x5 50, la settima, al km. 1.140, poco prima della
valle del T. Sperone, con lo scopo di eliminare delle curve e controcurve;
inoltre tutti i lavori di scavo di roccia di muratura e di massicciata ecc., indispensabili per il compimento della razionale
sistemazione dei rimanenti mille metri della strada del Ponale. È pure
nelle intenzioni dell'Ufficio medesimo di ridurre alla sezione normale, ormai
generalmente adottata, di m. 5.50x5.50, la sesta galleria, costruita nel 1923
con scarsi mezzi dalla cessata Sezione LL. PP. del Governatorato della Venezia
Tridentina.
Mercè tutti questi altri lavori aggiuntivi, per cui occorrerà un'ulteriore spesa di poco più di 30 milioni di lire, la strada del Ponale, coraggiosamente ed arditamente ideata e voluta da Giacomo Cis, vero precursore in tempi e in condizioni veramente difficili, sarà por tata al livello d'una modernà e sicura strada carreggiabile, in condizioni dì visibilità molto migliorate e della larghezza costante di m. 5.50, compresa la cuncttta, larghezza che, date le enormi difficoltà opposte dà la configurazione della zona pedemontana de I Monte Oro, va considerata insuperabile
Il piano viabile sarà poi liberato stabilmente dalla polvere molesta e
dannosa, non temuta però in passato dai molti forestieri che anelavano
risalire la strada a piedi, per poter godervi i superbi panorami offerti
dall'ampio bacino del sottostante lago di Garda.
Lo spirito grande di Giacomo Cis gioìrà certamente dell'ampio riconoscimento della celebrazione centenaria della opera sua, che un patriottico Comitato sta organizzando; ma soprattutto per il gran bene che la sua mirabile iniziativa ha già apportato nel corso di un secolo e continuerà ad apportare per l'avvenire alla natia sua 'Valle, iI Trentino ed all'Italia.
Chi scrive
fece del suo nieglio, fin dal 1921, per
viemaggiormente valorizzare la strada di Giacomo Cis, insistendo perchè
essa, da Riva al ponte a volta sul torrente Ponale, ripristinato a cura del
Genio Militare subito dòpo la vittoria, fosse compre£a, quale primo tratto,
nella arteria Riva-Limone, ed aIl'uopo fece approntare apposito progetto per
l'intero tronco fino alla località <Reamaì>, confine con Brescia;
progetto del quale si scorge ancora il tracciato inciso lungo le pareti che, da
sotto Pregasina, sovrastano lo specchio del lago. Tale progetto, regolarmente
approvato nel 1922 dal Ministtro dei LL. PP., offriva
l'oclcasione di poter anticipare di
vent' anni circa, con notevole risparm'io rispétto alla traccia b~;sa, la sistemazione della 'strada
del Ponale, con enorme vantaggio pure per la Valle di Ledro, di raggiungere>
a sud del Ponale, un andamento meno accidentato 'e di ridurre
considerevolmente il numero delle
gallerie; inoltre di evitare i pericoli derivanti dalla costruzione d'una
nuova arteria sotto quella vecchia. Allora imperava il fascismo e così fu
d'uopo abbandonare ogni lo4a, in cui il 'promotore
era, purtroppo, rimasto isolato, ad onta della ri-~ levante economia
prospettata. Superata di molto la globale spesa di 27
milioni prevista nel 1928 la Direzione dei lavori ottenne che la Gardesana
Occidetitale fosse sostituila - nel novero delle strade statali> non
superabile, allora, nella lunghezzà comples'siva di tutta la rete nazionale -
alla vecchia, unica arteria nazionale Sarche~Caffaro, divenuta così in gran
parte provinciale. Questo perchè la Gardesana Occidentale, in fregio al lago, fosse compiuta e poi mantenuta e, via via, consolidata a
spese dello Stato.
L'illuminata opera di Giacomo Cis fu a suo
ternI)o ricordata con riconoscenza dai Comuni interessati mercè la posa
di una lapide di m. 1,38 x 1,98 nella vecchia terza galleria, oggidì la quinta.
La lapide che, dopo la redenzione, fu rimossa e riposta in
opera in posizione più visibile al Km. 0.450, reca la seguente
epigrafe:
QUESTA VIA - GIACOMO CIS DA
BEZZECCA - ARDITAMENTE lDEÒ - E DI TANTO CONCETTO - CHE MOLTI DICEANO
DELlRIO I MUNICIPI I
- Dl LEDRO DI RIVA E DI STORO - SUASE -
ONDE LA GRANDE OPLRA - A SPESE DEI COMUNI - NEL MDXXXKLI FU COMPIUTA -
COMUNICAZIONE CON BRESCIA E MONUMENTO DELLA COMUNE PERTINENZA ROMANA - ALLA
TRIBÙ FABIA.
A ricordo della prossima celebrazione centenaria, I' Amministrazione
Provinciale ha' fatto murare sul portale
della prima àalìeria (nuova) - lato Riva - un'altra lapide con appropriata
epigrafe dettata dal prof. Luigi Menapace, che dovrà ricordare ai posteri le
onoranze tese a Giacomo Cis nel primo centenario della sua morte e dell'
apertura al~ transito della strada de; Ponale, da lui ideata e fortemente
voluta.
LA PROVINCIA DI TRENTO -
APRE LA STRADA DI LEDRO - A PIÙ INTENSA VITA -COMPIENDOSI IL SECOLO DELLA COSTRUZIONE ARDlTA E GENIALE – CHE GIAQOMO CIS IDEÒ - 1851 - 1951
Per quanto concerne le altre principali vie di comunicazione della
parte cccidentale del Trentino si accenna qui alle
strade delle Giudicarie, Trento - Tiene - Caffaro, ir~ cui, al1a «
Ca' Rossa», mette capo la Riva - Storo, e della Rendena Tione - Pinzolo, che
furono costruite a tutte spese dei Comuni delle due valli, fra il 1850 ed il
1856; la Pinzolo-Madonna di Campiglio (vecchia) verso il 1870 (per iniziativa
di un benemerito Giudicariese, Giambattista Righi, lo scopritore della
Stazione alpina di Madonna di Campiglio, emulo di Gia5 como Cis, e
che la costruì a tutte sue spese); infine la Campiglio-Campo Carlo Magno-Dimaro
in VaI di Sole, verso il 1890, per opera del valente ingegnere trentino Dott.
Vittorio de Dal Lago, della nota patriottica Famiglia di Cles.
Trento, il 17 maggio 1951
Ing. G.
ADAMI